Tea House di Singapore

Dalla Cina, all’India, al Giappone sono molte le leggende intorno alla scoperta del tè. Quel che è certo, tuttavia, è che i primi a scoprire questa bevanda e le sue proprietà furono i cinesi più di 5000 anni fa. Grazie allo stretto contatto tra i monaci buddisti cinesi e giapponesi, il Giappone fu il primo paese al di fuori della Cina ad adottare il tè come bevanda, usata inizialmente durante la meditazione.

In Europa il tè arrivò all’inizio del XVII secolo e si diffuse soprattutto grazie alle sue proprietà terapeutiche. I primi paesi importatori furono l’Olanda e il Portogallo grazie ai floridi rapporti commerciali con il lontano Oriente, ma fu l’Inghilterra in particolare a occupare una posizione di avanguardia nella nuova moda di bere il tè.

Attualmente sono più di 40 i paesi che producono il tè e milioni i biscotti che vi vengono abbinati!

Onestamente, ci sono modi e modi di bere una bella tazza fumante di tè. L’usanza di prendersi una pausa verso le 17 come si faceva una volta forse non è più così diffusa ma siamo certi che se avessimo a disposizione uno spazio come quello che stiamo per mostrarvi 10 minuti di relax per una pausa merenda diverrebbero un appuntamento fisso delle nostre giornate.

Gli architetti dello studio di Singapore Archi-Union hanno realizzato questa affascinante Tea House nel cortile del loro ufficio.

L’edificio è stato costruito riutilizzando le parti recuperate dal crollo del tetto del magazzino originale e nonostate i vincoli spaziali e i pochi metri a disposizione, la tea house risulta accogliente e particolare. Forse proprio costretta dai suddetti vincoli, la costruzione gode di un certo fascino, grazie alle pareti in calcestruzo irregolari e alle grandi vetrate affacciate sulla natura.

La sala da tè e la zona biblioteca con lounge risultano così luoghi rilassanti e distensivi, non solo per il corpo ma anche per la mente. Non trovate?

Design d’autore: Metropolis Tisettanta

Design d’autore: Metropolis Tisettanta

Il design modulare è sinonimo di design contemporaneo perché consente una libertà e una personalizzazione degli arredi che soddisfa pienamente le esigenze di ogni progetto di interni.

Metropolis è uno dei prodotti più noti realizzati da Tisettanta. Progettata da Antonio Citterio negli anni ’80 è un “sistema di arredamento” declinato in due versioni: Parete e Boiserie, integrabili tra loro o utilizzabili singolarmente.

Metropolis permette di arredare spazi anche molto diversi da loro grazie a due caratteristiche uniche: la modularità e la profondità. La possibilità di scegliere tra 12 altezze, 4 larghezze e 3 profondità permette di creare soluzioni estrememente diverse tra loro: dalla struttura a spalla portante – personalizzabile con piani in legno o vetro, contenitori dedicati porta TV e HI-FI, ante e cassetti – fino alla composizione a parete, anche ad angolo.

La versatilità di Metropolis permette una doppia funzione: quella di “contenitore” per libri e soprammobili, ma anche quella di divisorio dotato di porte reversibili, che separa e unisce ambienti diversi, dallo spazio giorno alla cucina, oppure dalla zona notte alla zona studio.

Andreas Johansson e il suo libro pop-up “From where the sun now stands”

Andreas Johansson e il suo libro pop-up “From where the sun now stands”

Faccio foto alle zone del mio quartiere poi le taglio a pezzi e le unisco in nuove costellazioni. In questo modo, posso creare luoghi immaginari che siano allo stesso tempo riconoscibili e totalmente estranei. Nuove costruzioni prive di storia, mentre i luoghi in cui le fotografie sono state scattate hanno un passato molto importante. Per me, i luoghi deserti hanno un grande valore simbolico. Rappresentano l’altra faccia della società, ma anche la libertà fuori dal controllo e dalle regole.

Così lo svedese Andreas Johansson descrive “From Where the Sun Now Stands” un libro pop-up con sei panorami che nascono da collage immaginari: non-luoghi assemblati con cura, pervasi da una forte atmosfera urbana e dismessa, decadenti e surreali.

Tutto recentemente in mostra al Volta art show di New York grazie alla Galleri Flach di Stoccolma. Vedere i paesaggi che si completano sfogliando il libro è un vero spettacolo. Vi trovate d’accordo?

Il fascino discreto della geometria

Il fascino discreto della geometria

L’universo è un libro scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola.

Galileo Galilei

Piet Mondrian, Composition II in Red, Blue, and Yellow, 1930

Terrari geometrici from Assembly New York

Geometric compositions, inspired by the physics of sound and acoustic, Andy Gilmore

Geometric Pattern Tiles by Kutahya

The geometry of pasta

Jantar Mantar-India

Fou Ts'Ong – Mozart Piano Concerti

Tisettanta – libreria componibile Square

Che ne pensate di un tocco geometrico per le vostre case?

Viaggio tra i colori: rosso

Viaggio tra i colori: rosso

Il rosso è il primo colore dell’arcobaleno, il primo che i bambini riconoscono, il primo a cui tutti i popoli hanno dato un nome.

In spagnolo colorado significa rosso e in russo la radice di rosso – krasni – e bello – krassivi – è la stessa. Per gli antichi era il colore di Marte, il dio della guerra.  Per gli egizi il rosso – DeSheR – era il simbolo della creazione, il corpo umano era per loro un impasto di argilla e sangue; ed era anche il colore dell’aridità infuocata del deserto. Tra Medioevo e Rinascimento gli uomini di potere si riconoscevano dal rosso degli abiti. L’ascesa della borghesia ne ha messo in secondo piano l’uso sociale: poco serio, troppo eccentrico.

Il rosso è il colore della passione, della seduzione, della sensualità e della tentazione.

Toulouse-Lautrec "Il bacio"

Peter Lippmann – Magdalene and the flame (dipinto originale di Georges de la Tour)

Albero rosso nella foschia

Cardinale rosso: se ne vedete uno, esprimete un desiderio!

Sergio Rossi, per non passare inosservate

E voi, che ne pensate del rosso? A noi piace molto, come dimostra il nostro Albatros, disponibile anche in rosso.

Tisettanta – Albatros (design Piva Associati)

Appuntamento alla prossima tappa del nostro viaggio alla scoperta dei colori.

Reference:
http://www.cultorweb.com/Color/C.html
http://sdz.aiap.it/notizie/7057

Lee Wonchan – tributo alla Pixar

Da poco a Milano è terminata la mostra della Pixar e, inutile sottolinearlo, è stato un vero e proprio successo.

“Typomaniac, Communication Designer, Conceptual Thinker”: così si definisce il giovane designer Lee Wonchan e questo suo divertente lavoro dimostra in pieno le sue attitudini. Si tratta di dieci poster coloratissimi che traducono con stile minimale altrettanti celebri lungometraggi realizzati dalla Pixar.

Un vero e proprio tributo alla straordinaria casa di produzione cinematografica americana.
Il dettaglio di un personaggio, un elemento riconoscibile da “Cars” a “Up”, da “Toy Story 2″ a “Monsters Inc.”… a volte basta poco per dare vita a un’idea semplice e divertente. Cosa ne pensate?